László József Bíró

Gli uomini, a’ quali il dono felice dell’intuito concede di fare a meno dell’analisi minuta de’ concetti, sono pochi; a costoro si appartiene l’autorità; ma non possono né debbono essere imitati. (Friedrich Julius Stahl)

Goethe nello studio della natura, e nella stesura dei suoi saggi scientifici aveva un approccio di indagine che si basava non sullo scoprire cose nuove, ma di applicare su quelle già conosciute, un nuovo metodo di osservazione.

Il metodo goethiano è quello che ha messo in pratica László József Bíró osservando alcuni bambini giocare a biglie per la strada.

Nato a Budapest in Ungheria, László, dopo aver abbandonato gli studi medici ed essersi dedicato ai lavori più disparati tra cui il pilota, doganiere, l’agente di borsa, il pittore e lo scultore surrealista, sperimenterà sulla propria pelle il significato di sporcarsi le mani, essere pronti ad effettuare modifiche alle idee ma anche a fallire.

La soluzione si trova attraverso la sperimentazione. Soltanto se si esce dalle vecchie abitudini si possono trovare nuove strade.

Andrew S. Grove

Approdato come collaboratore presso il settimanale Avanti László József Bíró, iniziò una nuova carriera come giornalista e insoddisfatto dalle prestazioni delle penne stilografiche dell’epoca, dalla poca praticità causata dalla ricarica e dalle pagine macchiate a causa della loro sensibilità, iniziò a sperimentare con il fratello György (con cui da sempre si dilettava a progettare e creare congegni) una nuova penna.

Solo dopo diverso tempo e numerosi tentativi, l’intuizione la ebbe osservando dei bambini che giocavano a biglie. Facendo rotolare le biglie attraverso una pozzanghera László notò che, nel movimento, ne uscivano lasciando dietro una scia di acqua omogenea.

Fu così che, inserendo all’estremità di una cartuccia d’inchiostro una piccola sfera metallica libera di ruotare, nacque la prima penna a sfera.

Dopo aver ottenuto il brevetto nel 1938 e aver trovato alcuni finanziatori, nel 1940 si trasferisce in Argentina dove con l’ausilio del fratello, perfezionò la sua penna inventando un inchiostro viscoso a base d’olio pastoso e a veloce essiccamento. Inizia così la produzione in proprio e la commercializzazione dapprima con i nomi di Eterpen e Stratopen, e poi con quello definitivo di Birome.

Essere imprenditori non è una cosa semplice 

Purtroppo i molteplici perfezionamenti che la penna “birome” (in seguito biro) richiedeva, gli ingenti investimenti finanziari, gli elevati costi di produzione e la poca conoscenza delle dinamiche contabili/finanziarie causarono il fallimento dell’attività.

Il grande insuccesso indusse László József Bíró a vendere per una cifra irrisoria il brevetto a Marcel Bich un industriale piemontese naturalizzato francese il quale ideò un modello di penna pratico ed economico (abbattendo del 90% il costo della penna) attraverso l’utilizzo, per primo, della plastica. Da Marcel Bich nasce la famosa penna BIC ma questa è un’altra storia.

Il fallimento che piaccia o no è parte integrante della vita e Bíró a causa della sua inesperienza nella gestione aziendale e imprenditoriale, non si è mai arricchito.

Del fallimento si ha paura perché definisce l’insuccesso agli occhi degli altri ma se dovesse ahimè arrivare, occorre rialzarsi e reagire con dignità e ricominciare di nuovo.

Dimenticavo… con suo fratello oltre alla biro mise alla luce altre invenzioni come ad esempio un prototipo di lavatrice, una serratura antieffrazione, un vetro resistente ad alte temperature e un cambio meccanico per auto venduto alla General Motors.

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