Il vero innovatore è un gran rompiscatole, non gli va bene niente e deve cambiare le regole, deve cambiare le abitudini, deve rifare un’organizzazione e noi spesso non siamo preparati. (Umberto Veronesi)
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Spesso questo termine viene utilizzato dalle aziende prive di uno spirito aperto e solo in ottica di comunicazione senza un reale coinvolgimento strategico, ma saper affrontare il cambiamento, o meglio, saper “cambiare con il cambiamento”, diventa un plus per le persone e le organizzazioni che affrontano le mille sfide del mercato e intendono evolversi.
L’innovazione rappresenta quindi un asset di rilievo per garantire alle imprese una posizione sul mercato.
Da molti decenni, nelle economie avanzate lo sviluppo dei processi produttivi e non solo, sono oggetto di una profonda trasformazione. La chiarificazione del ruolo dell’informazione, della tecnologia e dell’apprendimento nel determinare le performances delle imprese ha portato all’evoluzione degli approcci delle organizzazioni ad evolversi nel tempo fino ad arrivare ai paradigmi di OPEN INNOVATION.
Dalla closed alla open innovation
Il primo a trattare il tema dell’innovazione in ottica strategica di sviluppo e di vantaggio competitivo è stato nel 1934 l’economista austriaco Joseph Schumpeter nel libro “The theory of economic development”.
Secondo l’autore partendo dall’assunto che i sistemi economici sono dinamici ed evoluti, l’innovazione può assumere diverse forme e presentarsi durante diverse fasi del ciclo di vita di un’impresa: dalla produzione di beni e/o servizi fino alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento.
Sintetizzando la vecchia concezione possiamo descrivere il processo innovativo come processo lineare CLOSED INNOVATION caratterizzato dal totale controllo aziendale, delimitato dalle barriere aziendali, contraddistinto da una fase di ricerca e una fase di sviluppo dove a conclusione viene presentato al mercato il prodotto finito.
L’innovazione è lo strumento specifico dell’imprenditoria. L’atto che favorisce il successo con una nuova capacità di creare benessere.
Peter Ferdinand Drucker
Anche se tale visione presenta alcuni vantaggi tra cui: la detenzione del controllo sull’innovazione; una maggioria rendita grazie alla proprietà esclusiva oggetto dell’innovazione; la possibilità di reinvestire i profitti generati dal “vantaggio” nel miglioramento continuo; con l’approccio closed innovation non abbiamo una visione immediata sulla bontà dell’investimento in termini di tempo, risorse e lavoro, tutto ciò sarà valutabile alla fine del processo.
La tradizionale concezione del processo innovativo è quindi basata su un approccio lineare fondato sul concetto di controllo e protezione stringente dell’innovazione.
Solo nel 2003 grazie all’economista scrittore Henry Chesbrough, docente della University of California viene definito un nuovo concetto di innovazione quello dell’OPEN INNOVATION.
Questo approccio culturale e strategico si basa da parte dell’impresa nel ricorrere non più solo a idee e risorse interne, ma anche a idee, soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche derivanti dall’esterno.
Nel suo libro “Open Innovation: the New Imperative for creating and profiting from technology” Chesbrough afferma che la Open Innovation è un flusso bidirezionale, soggetto a evoluzioni coerenti con le opportunità interne ed esterne, che pone sempre maggior attenzione alle evoluzioni esterne accelerando le dinamiche innovative interne. Questo flusso è intenzionale e necessità di una formulazione strategica indirizzata in maniera coerente con gli obiettivi di lungo termine dell’impresa.
Intrinsecamente collegato alla conoscenza, in tutte le sue forme, mira a ricombinare in maniera originale innovazioni che possano influenzare positivamente il modello di business dell’impresa e la sua capacità di creare e trattenere valore.
Vi sono quindi 2 vie, una che porta idee e approcci al mercato dall’esterno dell’impresa al suo interno (inbound) implica quindi il trascinare innovazioni provenienti da fonti esterne all’interno dell’impresa, la seconda invece le trasferisce dall’interno dell’impresa verso l’esterno (outbound) quindi spingere l’innovazione originata all’interno dell’impresa verso l’esterno.
Un approccio Open Innovation incorporato nel processo aziendale, deve esser strutturato, coerente con il modello di business e ben equilibrato tra interno ed esterno per consentire e favorire:
- una rapida diffusione e adozione della tecnologia o dell’oggetto dell’innovazione;
- favorire la disponibilità di beni complementari;
- beneficiare degli sforzi di sviluppo operati da altre imprese e sfruttare l’innovazione di altri portatori d’interesse;
- favorire la rilevazione tempestiva delle potenzialità di diffusione dell’innovazione sul mercato.

Nel processo di innovazione chiusa, le fasi sequenziali di ricerca e sviluppo sono entrambe confinate all’interno del perimetro organizzativo, così da garantire pieno controllo e protezione delle idee. I diversi progetti di ricerca che hanno origine da idee concepite internamente vengono valutati, cosicché soltanto quelli giudicati migliori in termini di potenzialità sul mercato sono selezionati ed ulteriormente sviluppati, in un processo appunto ad imbuto.
Nel processo di innovazione aperta le fasi fondamentali rimangono quelle di ricerca e di sviluppo, ma vi è apertura del processo rispetto al mondo esterno. Le idee che hanno origine da fonti interne possono sia seguire il tradizionale percorso interno, che essere trasferite all’esterno per colpire nuovi mercati, o venire cedute ad altri attori che le sviluppano (logica outbound). Allo stesso modo, idee provenienti dall’esterno possono venire convogliate all’interno (logica inbound) e combinate con altre idee interne per generare un out innovativo.
Opportunamente progettata e implementata, l’Open Innovation diviene pertanto una leva strategica per l’impresa che la adotta.
Premesso che diverse sono le tipologie di innovazione, la sfida per le aziende è complessa e troppo spesso il primo vero ostacolo all’innovazione è la cultura aziendale interna dove pochi lo fanno realmente e in pochissimi ci riescono.
Il primo passo dunque per indurre un cambiamento funzionale è conoscere e per far sì che l’eventuale cambiamento porti i risultati sperati è fondamentale preparare e coinvolgere le persone:
- Condividendo
- Informando
- Attivando un clima favorevole
- Sviluppare e valorizzare le competenze.
Alla luce di quanto esposto, siamo protagonisti consapevoli o seguaci passivi? Come accettiamo la sfida dell’accelerata contemporaneità?
Cambia ed innova solo chi veramente vuole farlo. La sfida del futuro è qui, legata al nostro coefficiente di rischio personale dove per un’azienda è fondamentale capire e anticipare i trend e le dinamiche di mercato perché globalizzazione e tecnologia con accessibilità e conoscenza hanno completamente rivoluzionato i metodi, i processi produttivi e i mercati, modificato il contesto geografico, aumentato gli attori coinvolti e dimezzato il tempo di vita dei prodotti, dei servizi e delle stesse aziende.
Giorno per giorno le aziende che possiedono spirito innovativo, si dirigono attraverso l’innovazione verso la creazione di nuovi modelli di business. Solo quelle che hanno questo approccio e non avranno timore si muniranno delle giuste competenze e sopravviveranno nella giungla competitiva che le circonda.
