ERRORI

Nessuno ha mai commesso un errore più grande di colui che non ha fatto niente perché poteva fare troppo poco. (Edmund Burke)

Il 3 settembre scorso è uscita “Air”, la biografia di Michael Jordan scritta dal premio Pulitzer Halberstam.

Talento dalla volontà e competitività senza eguali che ha cambiato per sempre il mondo dello sport, icona del gioco del basket e non solo, ha rievocato dentro di me le immagini di quando con i miei amici prendevo lezioni di palla canestro e il nostro allenatore pronunciava ogni qual volta che commettevamo degli errori, o qualcosa andava storto negli allenamenti una sua affermazione:

“Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

Nel processo di evoluzione, cadere è inevitabile.

Tutti noi quando abbiamo imparato a camminare abbiamo fatto innumerevoli tentativi, siamo caduti, ci abbiamo riprovato e alla fine siamo riusciti a metterci in piedi e a camminare e molte possono essere le lezioni da apprendere dagli errori.

Riconoscere e analizzare le dinamiche di insorgenza degli errori individuandone con oggettività e spirito critico le cause ambientali, organizzative ed umane è fondamentale al fine di utilizzare gli errori commessi come fonte di apprendimento e miglioramento continuo.

I tre step di rilevanza fondamentale per una nuova cultura aziendale, che guardi agli errori in ottica inclusiva, come parti integranti del business.

I tre step di rilevanza fondamentale per una nuova cultura aziendale, che guardi agli errori in ottica inclusiva, come parti integranti del business.

Per quanto possa sembrare strano, alle volte, abbiamo proprio bisogno di commettere degli errori per poter imparare.

Certo non mi riferisco ad errori “ Knowledge/Skill-based” quali ad esempio la scarsa competenza e coerenza o una non corretta definizione della problem/solution alla base del modello di business, ma a quel processo di miglioramento della value proposition e quindi del modello organizzativo d’apprendimento che conduce conseguentemente al miglioramento dell’intero sistema organizzativo.

Ogni errore ci indica uno scoglio da evitare mentre non ogni scoperta ci indica una via da seguire.

Giovanni Vailati

Non esiste un modo giusto di sbagliare ma ci sono modi utili di gestire gli errori affrontandoli in modo costruttivo e utilizzarli per migliorare i risultati.

Quando parlo di affrontare in modo costruttivo gli errori mi riferisco a:

  • dialogo;
  • il passaggio di competenze tra il personale attraverso un positivo scambio di feedback;
  • l’attivazione di un percorso di elaborazione che porta alla comprensione delle dinamiche che hanno generato l’errore;
  • individuare opportune soluzioni ottenendo così apprendimento per far si che non si ripeta;
  • maggiore collaborazione;
  • maggiore propensione all’innovazione e quindi più efficienza ed efficacia dell’intero team con un migliore clima lavorativo.

Tutto ciò eviterebbe quindi di trasformare l’errore in colpevolizzazione che genera il rischio concreto di ripeterlo, scarsa collaborazione, calo della proattività, demotivazione, peggioramento del clima aziendale facendogli acquisire una veste del tutto negativa.

Se ci dovesse esser la necessità concentriamoci sulla reazione e modalità di comportamento successivi allo stesso perché il più grande ostacolo al progresso è non riuscire a imparare dagli errori.

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