Coraggio

Mi sono imposto di avere il coraggio di dire tutto quello che ho il coraggio di fare. (Michel de Montaigne)

Mentre facevo zapping in tv mi sono imbattuto in un documentario sul cinema giapponese.

Incuriosito dalle vecchie immagini e dalla rassicurante voce narrante, sono rimasto affascinato dalla comparsa di un grande ideogramma che rappresentava la parola CORAGGIO facendo riferimento alla storia dell’attrice Midori Komatsu  la quale affermava: “La passione è ciò che ci rende folli, che ci guida in imprese straordinarie, che ci fa fare nuove scoperte ed affrontare nuove sfide. La passione è il cuore del coraggio”.

Da qui parte la mia riflessione sul termine coraggio, virtù e strada maestra che genera nuove prospettive, utile a realizzare la propria essenza anche per i brand, per le aziende e per i professionisti.

A causa di una cultura sempre più massificata, schierarsi, prendere posizione e dire la propria in maniera coraggiosa rappresenta il nuovo modo di esser presenti sul mercato.

Abbinando un racconto di prodotto a un racconto di valore oggi un brand o un’azienda possono esser presenti  sul mercato e parallelamente occuparsi di temi riguardanti la vita delle persone senza l’ossessione di distinguersi. 

Saper leggere questi tempi accelerati e complessi, riuscire a dire la propria con autenticità e determinazione su temi rilevanti per la collettività è la nuova tendenza del linguaggio.

Avere coraggio richiede quindi la capacità di sviluppare un pensiero sistemico e strategico per costruire un dialogo che mette  al centro le persone. 

È finito il tempo dell’essere neutrali.

La crisi della fiducia nelle istituzioni e in molti casi anche nei propri simili, apre una grossa opportunità per le imprese le quali colmano i vuoti causati da queste percezioni creando una nuova sensibilità e rendendo le marche più umane.

Proprio nel loro essere “umane”, le aziende nella comunicazione devono esprimersi e scendere in campo intervenendo su temi controversi con campagne di consapevolezza civica che ambiscono a raccontare un credo e a stabilire connessioni emotive forti.

La tecnologia e i dati da soli non sono sufficienti per sostenere una posizione o un’idea.

Per costruire strategie di comunicazione efficaci, c’è bisogno di creatività che non può essere improvvisata e superficiale, essa funziona bene solo se autentica, utile e coinvolgente, e perché sia così, ci vuole il coraggio di proporla.

Gli elementi principali per comunicare con coraggio sono:

  • Ascoltare molto;
  • Sconfiggere la paura di cambiare percorrendo nuove strade e non avere il timore di schierarsi (non si può esser semplicemente presenti e non si può piacere a tutti);
  • Raccontarsi in maniera autentica lasciando il segno;
  • Abbandonare la sicurezza degli stereotipi e porsi sempre nuove domande (oggi non vogliamo più che i brand vengano comprati ma scelti); 
  • Abbattere le barriere all’interno e all’esterno tra persone e target tra dipendenti e clienti, tra profitto e valore;
  • Trasmettere il senso in ogni azione che si compie costruendo attorno ai valori che si sostengono il proprio core business.

Non si tratta di scelte di marketing in senso strettamente commerciale, ma di azioni volte a porsi nella società, come soggetto attivo e partecipe, con i propri valori e la propria storia.

Una visione chiara del possibile e dell’impossibile, del facile e del difficile, delle fatiche che separano il progetto dalla messa in opera, basta a cancellare i desideri insaziabili ed i vani timori: da questo, e non da altro derivano la temperanza ed il coraggio, virtù senza le quali la vita è solo un vergognoso delirio.

Simone Weil

Se vogliamo un vero cambiamento, che duri nel tempo, l’azienda deve quindi scegliere di impattare su persone e processi reinventando la relazione con il customer.

Tutti inseguono i clienti ma nessuno ha capito che sono loro a scegliere i brand o le aziende che più li rappresentano attraverso un processo di identificazione molto più forte rispetto al passato. 

Fate molta attenzione!

Non tutti possono permettersi di fare ciò.

Prima di tutto occorre guardare al proprio capitale narrativo.

Il capitale narrativo è qualcosa di più dello storytelling, esso è il frutto della dimensione narrativa degli esseri umani come afferma l’economista Luigino Bruni.

Ciascuno deve trovare la propria poetica e solo coloro che riescono a fare questo non devono aver timore di esporsi con il proprio consumatore.

Occorre immaginare, pianificare e realizzare un cambiamento per essere i leader del mercato. 

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